Dottorato: la conoscenza che dà lavoro

Dottorato: la conoscenza che dà lavoro

Stai finendo i tuoi studi di ingegneria e non sai se fare un dottorato di ricerca? Credi che il dottorato sia troppo teorico? Oggi ti presento la bella storia di Mario, giovane ingegnere che proprio grazie al dottorato ha avuto la possibilità di continuare il suo percorso professionale negli Stati Uniti. Benvenuto in questa nuova video-intervista, dottorato: la conoscenza che dà lavoro.

Università e lavoro

Il percorso universitario rappresenta una delle fasi più belle della vita. Conoscenze, amicizie, esami, momenti di di sconforto e rivincita. Tutto serve a formare menti giovani e fresche.

Ma cosa fare una volta raggiunta la tanto sospirata laurea? Fare un dottorato di ricerca potrebbe aiutare? Spesso capita di sentirsi persi. Se non sai quindi, cosa fare e da dove partire, sappi che non sei il solo! La verità è che entrare nel mondo del lavoro non è semplice e l’università non offre un adeguato supporto nelle fasi che seguono la laurea.

Si scopre che al di là delle “conoscenze da esame” occorre ben altro. Capacità comunicative, organizzative e l’uso del digitale sono solo alcune delle competenze richieste. Rispetto al passato, i nuovi programmi di dottorato danno la possibilità di acquisire queste conoscenze grazie ad un connubio più profondo fra università e realtà aziendali.

Spesso un giovane laureando, purtroppo non conosce la realtà che va al di là delle aule di università. Quali sono, quindi, le potenzialità lavorative legate ad un dottorato di ricerca?

Dottorato e lavoro

Nella sezione podcast del blog di metodiestrategie (QUI il link Spotify) ho pubblicato tante interviste di dottorandi, professionisti italiani e stranieri che hanno condiviso con noi il loro percorso universitario legato al dottorato.

Oggi ti presento la bella storia di Mario Di Dio, giovane ingegnere che ha svolto il suo dottorato all’università di Pisa.

In questa intervista spontanea ed informale, Mario ci racconta del dottorato, della start up per cui ha lavorato e del suo arrivo negli Stati Uniti. Qual’è la differenza fra università americana e italiana? Perchè il dottorato ha svolto un ruolo essenziale nel suo percorso professionale?

Ascolta l’intervista!

Parte 1: Stai facendo il dottorato ma sei in un momento di blocco? Vuoi capire se il dottorato fa per te? Bene, troverai questa prima parte dell’intervista molto interessante!

Parte 2: Sei curioso di scoprire qual’è la differenza fra la mentalità americana e quella italiana? Quanto è importante il titolo di studi in America? Ascolta l’esperienza di Mario in questa seconda parte dell’intervista!

Bene, noi speriamo che questa intervista ti sia piaciuta e ti abbia dato nuove idee e suggerimenti interessanti.

Se ci sono domande o specifici argomenti che vuoi approfondire, scrivimi all’indirizzo email: info@metodiestrategie.com.

Per rimanere aggiornato sul blog, seguimi tramite la mia pagina facebook

A presto!

Maria

4 commenti su “Dottorato: la conoscenza che dà lavoro

  1. Ciao, sono uno studente di ingegneria dell’informazione, mi laureerò probabilmente a 26 anni compiuti. Ho sempre desiderato fare un dottorato, perché la mia idea è quella di voler produrre qualcosa di mio facendo le mie ricerche. L’intervista fatta mi è molto piaciuta, solo che vorrei avere un tuo parere circa alcuni dubbi che ho:
    1) ho paura di essere troppo vecchio per il dottorato, vedo la maggior parte dei dottorandi avere 23-24 anni, mentre io ne ho 2-3 in più… Questa cosa ferisce la mia autostima, perché visto che per me sarebbe un sogno grande entrare in un corso di dottorato, la vedo come una cosa gigantesca.
    2) ho timore di non riuscire a sopravvivere con l’eventuale borsa e da qui ti porto due ramificazioni del problema:
    – farlo in Italia equivarrebbe a ricevere 1100 euro circa netti al mese di borsa, nonostante non sia uno da vita mondana ( quello che mi piace fare è studiare e fare palestra), credi si possa sopravvivere (prenderei casa eventualmente nella città in cui faccio il dottorato)
    – farlo all’estero mi impaurisce perché non so se sono abbastanza bravo da potermi cimentare, conosco l’inglese anche se non ho un certificato, ma ho comunque paura di non sapermi relazionare con le persone del posto ed eventuali professori…
    3) Come fare per vincere una borsa in Italia? Qui c’è un meccanismo di bandi pubblici che però vengono vinti dalle persone che hanno agganci con il professore. Posso vincere eventualmente un bando in un’altra università? Non riesco a capire come, soprattutto perché da quel che leggo la prova scritta e quella orale verte di solito sul progetto di ricerca, ma io non so scrivere un progetto di ricerca, non ho proprio idea di cosa potrei ricercare. Per questo apprezzo gli annunci di dottorati disponibili di altri paesi che hanno già un tema specifico su cui lavorare. Non so se mi sono spiegato.

    Perdona la lunga lista di domande, ho commesso anche errori nella forma, ho scritto tutto di getto. Grazie per i contenuti che porti su youtube e qui sul blog, sono molto interessanti.

    1. Ciao Luigi, grazie per il tuo commento! Sono contenta di trasmettere dei contenuti di valore tramite il blog 🙂 Hai fatto bene a scrivermi di getto e lo farò anche io rispondendoti passo passo ai tuoi dubbi (per lo meno ci provo 🙂 ):
      1) Non preoccuparti per l’età e lascia perdere chi ti dice che devi necessariamente essere tra i 23-24 anni. Ognuno di noi ha il suo percorso. Io ho cominciato il mio dottorato a 25 anni, quasi 26 e non ho avuto assolutamente alcun problema. La maggior parte dei miei colleghi aveva la mia stessa età, anno più, anno meno. Oltre ai video, ho fatto una serie di interviste podcast ad altri ricercatori. Se vai su Spotify (nella sezione podcast trovi lo show come metodiestrategie)cerca le puntate (sono 2) con il titolo “Dottorato di ricerca in ingegneria”. In questa puntata intervisto Matteo Broggi. Oggi lui è un professore universitario e non aveva più 23-24 anni quando ha incominciato il suo dottorato 😉
      2) Visti i periodi i timori economici sono più che comprensibili:
      – con 1100 euro netti al mese non dovresti avere problemi. Ho anche tanti miei colleghi e conoscenti che guadagnano una somma simile e cmq riescono a far quadrare i conti. Ovviamente di stratta di vedere dove eventualmente faresti il dottorato: affittare una stanza in un appartamento a Milano o a Roma ha costi non confrontabili con “paesoni” più alla portata come Bari (cito Bari come esempio)
      – io ho l’esperienza del dottorato all’estero e ti dico che tornando indietro rifarei la scelta. Quando sono partita il mio inglese era molto basico, avevo sempre il vocabolario nella borsa. Sono state tante le volte in cui mi sono scoraggiata, perché si..la lingua può essere un problema ma non così grande come può sembrare. Io ho imparato le cose passo passo, imparando a prendere il tempo che occorreva me per migliorarmi (includo Inn questo caso anche le relazioni con gli altri). I professori universitari all’ estero sono molto aperti al dialogo e per certi versi è molto più facile interagirci.
      3) Purtroppo non ho idea, ti potrei dire quello che farei io: cercherei un aggancio tramite il professore con cui sto scrivendo la tesi di laurea. L’ argomento della tesi di Laurea è molto importante, spesso infatti il dottorato potrebbe anche essere il proseguo del progetto di tesi.

      Il dottorato, affinché abbia un valore e possa avere un impatto sul tuo futuro, deve essere secondo me il più internazionale possibile. Non abbandonare l’idea di fare una esperienza all’estero.
      Nella libreria virtuale del blog ho preparato una lista con una serie di siti internet da consultare, forse alcuni dei siti li conoscerai ma magari dacci una occhiata.

      Spero di esserti stata utile! In bocca al lupo e buon 2021!

      Un saluto
      Maria

  2. Grazie per la risposta Maria, sicuramente mi hai sollevato non poco sulla questione età ed economica (sono del sud Italia quindi i prezzi di affitto sono alti, ma non come Milano), però mi hai anche incuriosito circa la questione della lingua.
    Io ho un inglese decente, nel senso che comprendo ciò che dicono gli europei (tranne quelli del Regno Unito), mentre a parlarlo sono un po’ lento e “scoordinato”.

    Ora non capisco come tu abbia fatto ad andare all’estero senza conoscere un buon inglese, vedo dappertutto annunci di “good knowledge written and oral”, spesso si richiedono certificati (IELTS su tutti)…
    Al momento non posso ottenere certificati, potrei solo esercitarmi con l’inglese a modo mio…
    Comunque quando ti va magari puoi scrivere su come tu abbia fatto in condizioni di inglese non buono?
    In particolare ti propongo questi topic di cui nessuno parla a mio parere:
    – come si svolgono le interview per essere presi (si fa via skype e poi si viaggia per un colloquio approfondito? Le spese vengono pagate o sono a tuo carico?)
    – come prepararsi per un colloquio per il dottorato
    – i professori hanno pazienza con chi non conosce la lingua?
    Non pretendo risposta, sei stata fin troppo gentile, ma se un giorno dovesse venirti l’ispirazione per rispondere a queste domande, facendoci un articolo/video, ne sarei lieto.

    Avrei altre domande, ma mi fermo qui per non monopolizzare la sezione commenti del blog ahah. Spero che possa crescere, mi sembra un bel progetto.

    Grazie ancora, buon anno. 🙂

    1. Ciao Luigi, gusto un appunto sul discorso della lingua 🙂 : considera che ho fatto il colloquio per il mio dottorato (2 giorni) interamente in inglese. Ci sono vari livelli di lingua straniera che devi considerare: quello formale, inerente al tuo ambiente di lavoro e quello più informale. In quello formale non ho avuto problemi, le difficoltà le ho avute con l’uso di slang e “modi di dire”(in questo caso si, la mia conoscenza la ritenevo basica). Il discorso della lingua straniera mi è molto caro e spero in uno dei prossimi post di spiegare nel dettaglio gli aspetti che ti ho menzionato.

      Un saluto 🙂
      Maria

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna in alto