Dal PhD al lavoro in azienda

Dal PhD al lavoro in azienda: l’ esperienza della Dr.ssa Francesca Cecchinato, una giovane e brillante professionista ritornata in Italia dopo quattro anni di ricerca in Svezia per la Comunità Europea.

Potresti spiegarci di cosa ti occupi?

Attualmente sono Business Support Specialist in Biohorizons Camlog per il territorio Italiano. Biohorizons Calmlog è un’azienda facente parte di un gruppo americano, che produce e distribuisce impianti dentali e biomateriali per rigenerativa orale, a livello mondiale. In Italia siamo 3 specialist con il compito di fornire un supporto a 360° sul prodotto prodotto (tecnico, scientifico e culturale) sia per il team che per i clienti. 

Ripercorriamo il tuo percorso: siamo state colleghe e ci siamo conosciute grazie ad un progetto europeo Marie Curie. Abbiamo infatto collaborato per lo studio teorico e pratico nello sviluppo di materiali al Magnesio ad uso ortopedico ed odontoiatrico. Tramite questa intervista vorremmo far conoscere le opportunità di un dottorato svolto nell’ambito di un training Marie Curie. Innanzitutto: qual’è la differenza fra un dottorato “classico” e un Marie Curie?

Le azioni Marie Curie sono delle borse di studio che mirano a sostenere la ricerca e lo sviluppo di carriera attraverso una MOBILITA’ non solo internazionale, ma anche intersettoriale ed interdisciplinare. Queste azioni comprendono progetti che coinvolgono  dipartimenti universitari, prestigiosi centri di ricerca e aziende. 

I programmi di ricerca Marie Curie sono finanziati da HORIZONS 2020, il Programma Europeo della Ricerca & Innovazione con il più alto budget mai stanziato per elevare il livello della base scientifica europea. Si parla di circa 80 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 a cui poi si affiancano anche diversi investimenti privati che il Programma riesce a reclutare. Ed è proprio grazie a queste risorse che il training Marie Curie rappresenta il percorso formativo maggiormente accreditato nell’ambito della  ricerca.

 Esistono poi diverse tipologie di programma Marie Curie. Io ero inserita in un progetto dell’ European Union Seventh Framework Programme FP7 che copriva fino a 5 anni di ricerca e che coinvolgeva, oltre al dipartimento di Protesi di Malmo in Svezia (la mia struttura organizzatrice ospitante), altri 7 centri e 12 ricercatori con diverse specializzazioni  (fisici puri, chimici, ingegneri, biologi e nel nostro caso anche dentisti) provenienti da tutto il mondo.

È interessante far sapere, infatti, che le borse Marie Curie sono aperte anche ai ricercatori dei paesi exta-europei e provenienti da diverse specializzazioni. Si lavorava sinergicamente per un’obiettivo comune: quello di individuare e sviluppare la miglior composizione di leghe di magnesio; si tratta di leghe con un’ottima biocompatibilità e con proprietà meccaniche equiparabili al titanio. che ad oggi è il materiale di prima scelta nella produzione e sviluppo di protesi ortopediche e maxillofacciali specialmente per il ripristino di difetti e fratture ossee ma, diversamente da questo, la lega di magnesio biodegrada completamente a guarigione avvenuta, eliminando quindi la necessità di intervenire chirurgicamente per la rimozione della protesi a distanza di anni.

Quali sono i diritti/doveri di un dottorato svolto nell’ambito di un progetto Marie Curie?

Le borse Marie Curie coprono, oltre lo stipendio del ricercatore per l’intero periodo di progetto, anche l’assicurazione sulla mobilità, i costi extra di ricerca, nonché spese di vario genere per l’istituto organizzatore ospitante. Tutto ciò permette al ricercatore l’utilizzo di metodologie all’avanguardia, nonché la possibilità di accedere a corsi di formazione esclusivi.

Per quanto riguarda i doveri, il progetto consiste, oltre all’attività di ricerca, in aggiornamenti e report periodici alla Commissione Europea sul follow-up dei dati (ogni anno sono previsti diversi incontri con il team di ricerca ed un esponente della commissione in diverse località europee per un resoconto dettagliato dello status del progetto). Il ricercatore deve inoltre obbligatoriamente acquisire un determinato numero di CREDITI FORMATIVI, questo numero varia a seconda del paese dell’organizzazione ospitante: nel mio caso in Svezia il numero di crediti è 40. I crediti si possono ottenere tramite attività supplementari inerenti al progetto come training specialistici, corsi, congressi ma anche attività di tutoraggio ed insegnamento verso altri studenti.

Oltre alle conoscenze scientifiche, quali sono le competenze che un ricercatore acquisisce grazie al programma di training Marie Curie?

Oltre a capacità di analisi, di speculazione e di tutto ciò che riguarda il METODO, direi anche VISIONE, INNOVAZIONE ed una buona dose di CAPACITà COMUNICATIVE. Collaborare con diverse nazionalità, diverse culture, oltre che diverse competenze, migliora la capacità di interagire con gli altri, quindi all’interno di un team facilita la comunicazione e l’approccio con diverse personalità, temperamenti e generazioni

Una volta concluso il dottorato di ricerca, nei paesi nord Europei come la Germania, si acquisisce il titolo di “Dottore” (Dr.). Si tratta di un titolo che ha un forte valore sociale, tanto da essere aggiunto nei documenti di riconoscimento. Esso ha inoltre, un forte impatto nel settore privato, le cui posizioni di manageriato sono predestinate a candidati con il titolo di Dr.  Ora che sei nell’ambito aziendale: questi training e il titolo di dottore, PhD sono riconosciute dalle aziende italiane?

In Italia non è così semplice. Quì il titolo di PhD è una qualifica che apre le porte principalmente ad un lavoro universitario mentre all’ estero è di sicuro più impatto anche all’interno delle aziende. Personalmente ho la fortuna di lavorare in un contesto multinazionale, questo è un consiglio che darei a chi decide di rientrare in Italia dopo un dottorato od un PhD all’estero, cercare di inserirsi in una struttura multinazionale. All’inizio del mio percorso, comunque, la qualifica di PhD non è stata un fattore discriminante per l’inserimento in azienda, ora sì.

Finito il PhD hai deciso di ritornare in Italia. Quali sono stati i passi che hai dovuto affrontare prima di trovare un lavoro in azienda?

Ho terminato il progetto Marie Curie nel 2015 e, per decisione prettamente personale, decisi di ristabilirmi in Italia. È stata una scelta consapevole del compromesso a cui potenzialmente andavo incontro, sia da un punto di vista dell’impiego, sia economico. Appena rientrata ho iniziato a mandare curriculum a varie aziende del settore.

Un mezzo molto comodo è Linkedin sia per inviare le proprie referenze, sia per il recruiting (molte aziende specialmente multinazionali si appoggiano ad agenzie di recruiting che attivano le ricerche tramite Linkedin). È chiaro che il PhD serve anche a creare nuove connessioni professionali, che talvolta possono contribuire ad individuare il corretto posto di lavoro. Durante il periodo di ricerca dell’impiego è utile anche frequentare corsi che possano contribuire a dare un quadro più completo della figura professionale, come ad esempio corsi di marketing o, nel caso di medical device, di Good Clinical Practice  (GCP) sulle normative che regolano i protocolli di ricerca clinica.

La realtà italiana: i giovani italiani stanno perdendo la speranza di un domani migliore. Avverti anche tu questa sensazione se paragonata ad altre realtà internazionali?

La migrazione dei giovani italiani all’estero è un fenomeno che continua a ripetersi ogni anno a causa di un’economia stagnante. Ciò porta ad un incertezza individuale a cui consegue una paura di esporsi in un paese con deboli fondamenta. C’è da sottolineare che le università italiane danno un’ottima preparazione e la percentuale  dei laureati che emigrano è più alta rispetto alla media totale di italiani che lasciano il nostro paese. In Italia la meritocrazia viene meno rispetto ad altri paesi europei, non a caso molti dei lavoratori nel settore pubblico non è in linea con le qualifiche del ruolo che ricoprono. Poi, per quanto riguarda i profili altamente qualificati come il PhD, la richiesta da parte delle aziende è davvero molto bassa, una delle cause potrebbe essere legata ai bassissimi investimenti in ricerca e sviluppo.

Condizioni di lavoro della donna: credi che una donna abbia le stesse possibilità di carriera di una donna?

Secondo me in Italia non vi è una discriminante nell’offerta di lavoro, cioè le posizioni lavorative sono ugualmente accessibili da entrambi i sessi. È  comunque noto che l’ Italia non si è mai distinta per parità dei sessi, per ragioni prevalentemente culturali. Considerando ciò, il tempo che ci impiega una donna ad affermarsi nel mondo del lavoro è sicuramente più dilatato rispetto a quello di un uomo, soprattutto se messi a confronto con altre realtà nord europee. Ad ogni modo, oggi, inizio a percepire un riconoscimento dei miei titoli non solo all’ interno del team ma anche nella comunità odontoiatrica italiana in generale. Ah! Non a caso Marie Slodowska Curie è stata la prima donna a vincere due premi Nobel nel 1900: un primo per la fisica ed un secondo per la chimica!

Se dovessi tornare indietro, e considerando la tua esperienza fino ad oggi, rifaresti un dottorato di ricerca?

Assolutamente sì, e forse proprio nella scuola svedese.

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A presto!

Maria

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