L’arte di fotografare il mondo: intervista ad Antimo Altavilla

Appena venuto al mondo il neonato percepisce la realtà che lo circonda in modo molto approssimativo. Con l’andare delle settimane la vista migliora ed ecco che il bambino riesce a distinguere colori e forme…incomincia così ad esplorare e ad imparare. Il bambino, infatti, non “vede” ma “osserva” il meraviglioso mondo che lo circonda. Ogni oggetto, volto, colore, forma, desta curiosità e stupore.

Man mano che cresce, l’essere umano dimentica il senso di stupore che lo ha fatto diventare adulto. Tutto diventa ovvio, scontato; perché mai semplici colori, forme, occhi, visi, dovrebbero destare curiosità? Da adulte la maggior parte delle persone perdono la capacità di osservare; sono miopii pur non essendolo davvero.

Dal progetto “la migliore versione di te stesso“, oggi incontriamo Antimo Altavilla, il noto fotografo salentino che attraverso i suoi “scatti” permette di ritrovare lo stupore perduto e di guardare al di là di ciò che è ovvio.

Antimo Altavilla in uno dei suoi viaggi in Iran (gentile concessione di Antimo)

Antimo, sei un fotografo molto conosciuto ma prima di addentrarci nella tua carriera attuale, vorrei chiederti di tornare indietro nel tempo. Come o da chi hai scoperto la passione per l’arte fotografica?

Allora Maria, per rispondere a questa domanda dobbiamo viaggiare molto indietro nel tempo. Ero un bambino ed ero in chiesa ad assistere al matrimonio di una mia parente. Ad un certo punto la mia attenzione fu catturata da un uomo che correva su e giù. Aveva in mano una strana macchina. Incuriosito, incominciai a seguirlo e mi accorsi che usava quella macchina per guardare la stessa realtà che osservavo io con i miei occhi. Perché usare una lente per guardare le stesse cose che vedevo io? Cosa riusciva ad osservare attraverso di essa e di diverso rispetto a me? Un desiderio di conoscenza infinita che mi accompagna ancora oggi.

Hai seguito, quindi, già da bambino corsi di fotografia?

Si ma mi ritengo essenzialmente un autodidatta. Ho imparato da solo i concetti fondamentali, usando il mio tempo per acquisire sempre più esperienza e praticità nell’utilizzo della macchina fotografica. Fin da ragazzino ho avuto l’esigenza di confrontarmi con gli altri, e per questo ho partecipato a diversi concorsi nazioniali di fotografia. I successi ottenuti mi spinsero ad andare avanti e ad appassionarmi sempre di più al fantastico mondo della fotografia.

Quindi inizialmente per te la fotografia era un hobby non una professione, giusto?

Inizialmente si anche perché nessuno della mia famiglia conosceva questo mondo, quindi nessuno mi ha “instradato”. Sono sempre stato alimentato dalla pura curiosità.

Il periodo del militare ha cambiato per certi versi la mia visione delle cose. Il comandante del mio dipartimento (di origine siciliana e con un accento che ancora mi risuona simpaticamente nelle orecchie) mi chiese quale fosse il mio lavoro e cosa sapessi fare. Fino ad allora, avevo lavoricchiato qua e là, svolgendo le piccole e modeste mansioni che si potevano trovare nella Puglia di allora. Per me, tuttavia, il vero “Antimo” corrispondeva unicamente alla parola “fotografo” e fotografo risposi.

Il comandante mi registrò come tale. Tutto ebbe inizio da lì, da quel primo “sigillo” che mi diede la consapevolezza di poter trasformare la mia passione in un lavoro.

Hai mai avuto delle mete da raggiungere? Quali erano o sono gli obiettivi che hai sempre sognato di raggiungere?

Il mio unico obiettivo era fotografare, cogliere LO scatto per eccellenza che impregna per sempre dentro di sé l’emozione del momento. Non pensavo ad altro. Sia durante che dopo il periodo del militare (svolto a Milano) ho lavorato come fotoreporter ed ebbi la soddisfazione di fotografare Carlo e Diana; un lavoro che dopo tanti anni mi inorgoglisce e mi emoziona ancora.

Durante quegli anni, acquisii le tecniche e le conoscenze di un mondo per me stimolante, esattamente come lo era la Milano di quegli anni. Carico di esperienze decisi successivamente di ritornare nella mia città natale, Francavilla Fontana, e di aprire lo studio fotografico “Gotico”.

Fra le bellissime immagini che esponi nel tuo studio fotografico, mi hanno particolarmente colpita quelle relative ai tuoi viaggi. Sono foto che raccontano la vita e le tradizioni di terre lontane e di luoghi italiani meno conosciuti di quanto si pensi. Qual è stato il luogo che ti ha colpito di più?

Amo viaggiare, ogni luogo è per me unico. Amo scoprire e “toccare con mano” le diverse realtà. Ho visitato l’Iran, la Cambogia, le Filippine, l’Arabia, la Spagna, l’Austria, l’Inghilterra e sono andato a visitare luoghi meno conosciuti in Italia come Nocera Torinese. In quest’ultimo caso sono andato a fotografare il rito dei cosiddetti “Vattienti”, una tradizione che prevede l’autoflagellazione durante il periodo della settimana santa. Sono sempre affascinato dalle diverse manifestazioni che si svolgono durante il periodo della settimana santa e da come queste siano diverse nei diversi luoghi del mondo.

Fra gli altri posti che mi sono rimasti nel cuore c’è sicuramente l’India. Qui ho avuto modo di fotografare gli ultimi “Cacciatori di teste” in Nagaland, una remota area nella zona nord orientale del paese.

L’India per me rappresenta un luogo di attrazione spirituale. Proprio quest’anno, ad esempio, ho fatto un reportage fotografico del pellegrinaggio Hindu del Kumbh Mela. Si tratta del più grande raduno religioso del pianeta, un’ esperienza unica. In questa occasione ho fotografato i Sadhu, uomini che hanno deciso di rinunciare a tutto e di dedicare la propria vita alla ricerca dell'”illuminazione”. Sono delle persone molto carismatiche, venerate come idoli viventi dalla popolazione credente.

Sempre durante il mio ultimo viaggio ho fotografato i riti funebri legati alla religione induista; scene che mi hanno particolarmente colpito e che mi hanno fatto capire quanto singolari siano il concetto di vita e di morte nelle diverse culture.

In India le condizioni di vita sono nettamente diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati, nonostante ciò le persone ti sorridono e ti trasmettono la serenità nel cuore pur non avendo nulla.

Antimo, hai visitato luoghi e hai una attività avviata e conosciuta, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Sono pronto per un altro viaggio!

Bene Antimo, vedo che sei pieno di entusiasmo! Grazie per aver condiviso con noi una fetta importante della tua vita. La chiacchierata con te testimonia quanto possa essere interessante ed essenziale guardare al di là di ciò che è ovvio! Alla prossima! 🙂

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