Consapevolezza di sè

Avere la consapevolezza di sè e delle proprie capacità è un dono che bisogna imparare a coltivare qiorno dopo giorno. Se vuoi avere successo nella vita personale e professionale è necessario che tu scopra l’unicità che è in te.

L’esempio e il vissuto degli altri può insegnare più di un buon libro. Preparati un buon caffè e prenditi il tempo di rilassarti in compagnia mia e di Mino di Summa, architetto e madonnaro e…voliamo in Puglia!

Il madonnaro in Puglia

Sei mai stato in una festa patronale in Puglia? La festa patronale è il giorno in cui si festeggia il santo patrono. Un vero e proprio evento per tutto il paese, pieno di suoni, musiche e sapori che non hanno tempo.

Fra il chiacchiericchio, le musiche e i balli improvvisati per le strade c’è chi lavora in un concentrato e rigoroso silenzio: è il “madonnaro”. Il madonnaro è un artista che con il solo uso dei gessetti riproduce e reinterpreta l’immagine del santo patrono sulle strade del paese.  Sono proprio i madonnari, che attraverso la loro arte e il rispetto della tradizione, regalano un fascino intramontabile alle feste tradizionali nel sud italia.  

Oggi incontriamo l’ architetto Mino di Summa, che ha saputo magistralmente combinare la sua professione con la passione per l’ arte.

Mino, puoi spiegarci che cos´è l´arte madonnara?

È un’arte della quale non si conoscono le origini, ma di certo si è sviluppata in Puglia, in quanto sino a cinquanta anni fa chi lo faceva era pugliese. La figura del madonnaro è inscindibile dalla festa patronale pugliese. Assieme alla banda musicale ed alle luminarie, essa costituisce un punto base della tradizione locale. Quando mi capita di andare alle feste patronali a disegnare, la gente mi accoglie benevolmente, come se fossi di casa, tanto che mi è capitato di essere ospitato a pranzo da chi non avevo mai visto prima.

Il termine madonnaro è abbastanza recente. Fu coniato dal giornalista Enzo Tortora, anche se il nome col quale il popolo chiamava il madonnaro è “tinci santi“, cioè colui che dipinge i santi (termine ancora oggi usato dagli anziani). Esiste un proverbio radicato nel Salento, che cambia l’accento da un posto all’altro, ma non nelle parole: zzuccaturi e tinci santi, sempre a rretu e mai a nnanzi. Tradotto: cavatori di pietra e pittori di santi sempre indietro e mai avanti. Si associa la figura del cavatore a quella del madonnaro, in quanto entrambi sembrano fare fatica a terminare in tempo il proprio lavoro. Per il cavatore sarà vero, ma per noi dipende da quando si è iniziato il lavoro e magari anche dalla scelta di continuare a disegnare anche durante la festa, con lo scopo di attrarre più gente, per un introito maggiore.

Quali sono gli strumenti essenziali e le tecniche utilizzate per la realizzazione di un´opera?

Utilizziamo materiali poveri come gessetti o crete colorate, anche in polvere e le tecniche di esecuzione che si adoperano possono essere due: lo sfumato che appartiene alla tradizione ed il tratteggio che è stato introdotto dalle ultime generazioni di artisti. Una può essere complementare dell’altra.

Bisogna sempre considerare che il madonnaro è un artista di strada e che il costo dei materiali da utilizzare ha una sua importanza. Per questo motivo ognuno di noi è sempre alla ricerca di nuove “metodologie” che permettano il minor spreco possibile di materiale. Pe la realizzazione dello sfondo, ad esempio, si può usare dell’acqua, della sabbia, una spugna a secco o una busta di plastica (che non trattiene il colore). Ogni artista sviluppa e sperimenta nuove strategie valutando l’opera che vuole realizzare e l’evento a cui si partecipa.

Oltre alle sagre e alle feste patronali, vi sono infatti dei raduni internazionali di Madonnari. Una delle più antiche, ad esempio, è quella della “Antichissima Fiera delle Grazie”, nella città di Grazie di Curtatone (Mantova). Durante questa occasione i madonnari, provenienti da tutto il mondo, reinterpretano le figure religiose con la tecnica a secco, in quanto l’utilizzo dell’acqua è vietata per regolamento.

Grazie a chi e come ti sei avvicinato a questa forma di arte? Da quanto tempo la pratichi?

Era il 2001, avevo 15 anni e nella mia città, Francavilla Fontana, il comitato festa patronale decise di organizzare un concorso di madonnari. Il giorno della festa passavo per caso dalla piazza ed incontrai un mio cugino pittore, Oronzo Lupo, membro del comitato, il quale mi invitò a partecipare.

Esitai un po’ e nonostante la timidezza e il vestito indossato in occasione della festa patronale, mi chinai per terra e incominciai a riprodurre l’immagine della Madonna della Fontana, patrona della città.

Il risultato fu soddisfacente. In quell’occasione incontrai il madonnaro Pino Resta. Gli stetti incollato per ore e giorni, tanto che la mia presenza gli iniziò a risultare fastidiosa. In silenzio lo osservavo lavorare, riscoprendo un mondo che conoscevo con gli occhi di un bambino ma non di un artista che si stava formando. Vorrei tanto ringraziare Pino perché da allora grazie a quest’arte ho avuto ed ho la possibilità di viaggiare e di conoscere persone e luoghi che mi hanno forgiato, artisticamente ed umanamente. Capita che durante le feste patronali dei bambini rimangono ad osservarmi mentre realizzo la mia opera, è per me una grande emozione sapere di poter contribuire anche io, oggi, a trasmettere l’amore per quest’arte alle nuove generazioni.

Foto di Mino Mincarone, Festa della Madonna del Carmine, Pezze di Greco, 2015

Come nasce un´”opera madonnara”?

Dipende dal contesto. Nelle feste patronali si va all’avventura, non sapendo nemmeno se ci sarà lo spazio o il permesso per lavorare. Si arriva il primo pomeriggio o la mattina e si chiede un’immagine del santo del posto, un santino spesso, di pochi centimetri, e se si è fortunati si trova un’immagine più grande. Da lì si inizia a disegnare direttamente sul pezzo d’asfalto assegnato o trovato.

Foto di Fernando Bevilacqua, Festa di Santa Domenica, Scorrano, Lecce 2015

Nei festival viene assegnato un tema, secondo il quale si realizza un bozzetto da riprodurre. Generalmente si hanno uno o più giorni di tempo e si può lavorare con molta tranquillità. In questo caso c’è il piacere di lavorare spalla spalla con amici artisti. È una sensazione che è difficile da spiegare, cento, duecento persone che amano la stessa arte e disegnano contemporaneamente sulla stessa strada o piazza. È da vivere.

Amo, XX Concorso Internazionale di Madonnari 2018, Nocera Superiore, Italia

Pochi sanno che quest’ arte si è estesa al di là dei confini italiani.  So che hai partecipato ad eventi di arte madonnara anche all´estero. Hai trovato differenze fra il modo di concepire quest’arte e la realizzazione tecnica delle opere fra i diversi stati?

Non molte, cambia l’uso del colore. I messicani, ad esempio, rispettando la propria cultura, usano colori molto vivaci e saturi tanto da influenzare le mie opere. Ma il processo realizzativo è più o meno lo stesso, ovvero quello italiano e pugliese, perché tutto è partito da qui.

Evanescent colours, Chalk festival 2017, Florida, USA

Negli ultimi anni, ad esempio, si sono sviluppati i 3D, e il capostipite Kurt Wenner, ha studiato l’anamorfismo italiano di Leonardo ed i madonnari pugliesi degli anni ’70. Ho avuto il grande onore di poter lavorare con Kurt durante il Chack Festival, in Florida. Un’esperienza a dir poco stupenda. Kurt mi ha insegnato la tecnica 3D e mi ha coinvolto, assieme ad altri artisti, nella realizzazione della sua opera durante il festival.

Mino di Summa, con Kurt Wenner, Chalk Festival  Venice, Florida.

Ma esiste una scuola di “arte madonnara”? O si impara tutto grazie allo scambio con altri artisti?

Si impara tutto principalmente grazie al confronto con gli altri artisti. Un luogo di forte scambio artistico sono sicuramente i festival che hanno sede a Grazie di Curtatone in provincia di Mantova, l’altra a Nocera Superiore in provincia di Salerno. Qui molti ragazzi si avvicinano a quest’arte, seguiti da madonnari esperti. Ma ritengo che la strada sia l’insegnante più efficace.

L’ arte madonnara non è legata solo al rapporto tra l’esecutore e l’opera, ma soprattutto con il popolo, con la gente che cammina affianco ed osserva, creando una sorta di complicità e rapporto confidenziale.

Dipingendo dal vivo, rivelo la mia parte più intima, con le mie sensibilità ed insicurezze che si esternano attraverso il disegno. É un rapporto basato sulla fiducia viscerale, nessuno mi conosce, ma tutti si sentono liberi di avvicinarsi, forse inconsciamente sentono che io sto porgendo la mia mano, e chi è puro nello spirito la accoglie, chi non lo è, ne viene turbato, reagendo a volte male. La metafora della vita.

Mino, so che hai hai studiato architettura all’università La Sapienza di Roma e che poi, oltre al mestiere di architetto, hai continuato a dedicarti all´arte. Cosa ti ha fatto capire che l´arte sarebbe stato il punto centrale della tua vita?

Dentro di me l’ho sempre saputo. Certamente l’esperienza nei festival internazionali ed il confronto con altri artisti, mi ha reso sempre più consapevole di quelle che sono le mie capacità, della preparazione che ho e nel mio modo di osservare ciò che mi circonda. La vita è una, e se si possiede un talento credo si abbia il dovere di coltivarlo. Col confronto ho compreso, che avevo un dono e che il mio compito era prendermene cura, valorizzandolo al fine di tramutarlo in emozioni da donare a chi osserva le mie opere.

Continuo a imparare ed a cercare sempre nuovi strumenti che mi permettano di esprimermi.  Negli ultimi anni, infatti, mi sono dedicato anche ai murales esterni.

Urban Art

É un ambito che ho scoperto da qualche anno. Ho iniziato ad interessarmi durante Ie mie partecipazioni in Messico, nel quale la cultura del murales è molto radicata nel tessuto sociale ed artistico. Ho realizzato il mio primo murales all’esterno di una scuola di San Pancrazio Salentino.

Un giorno, mentre lo dipingevo, è arrivata un’auto dalla quale è scesa una signora, che senza dirmi nulla, commossa, mi ha abbracciato e mi ha ringraziato. In quel momento ho compreso la forza comunicativa di un murales esterno, cioè la sua capacità di modificare il vissuto di chiunque, che sia un residente o un semplice passante. Oltre che riqualificare urbanisticamente un’area.

Grazie a quella signora ho capito che dovevo continuare. Difatti quando studio un nuovo lavoro, il primo pensiero va a chi lo vivrà, analizzandone lo stile di vita, la propria cultura e tutto ciò che possa servire affinché il mio lavoro sia accettato e possa migliorare la loro vita. In questo modo tutto ha senso, in quanto dipingendo ciò che mi emoziona consento al maggior numero di persone possibili di goderne e magari di cambiarne in meglio la giornata. Una missione quindi, che intendo portare avanti con decisione.

Grazie ai murales posso contribuire alla valorizzazione di una parte delle città in cui lavoro ed avere anche l’occasione di recuperare la loro memoria storica e culturale. Nella città di Stigliano, in Basilicata, ad esempio, ho dedicato il mio intervento pittorico al poeta Nicola Berardi, morto il 10 gennaio 1946 su quella scala che ora splende a nuova vita.

Il poeta da ragazzo era innamorato di una giovane fanciulla che purtroppo venne a mancare troppo presto. Tale perdita segnò Nicola per il resto della propria vita, divenendo suo tormento e musa ispiratrice per le proprie opere. Nella sua ultima poesia, “il sogno” rimasta incompiuta, racconta che In sogno gli compare la sua amata: sospesa, in estasi, in un’atmosfera eterea che avvolge lei e l’intera scalinata.

Il sogno, appArtengo Street Fest 2017, Stigliano, Italia

Prima dell’intervento pittorico, salire ed attraversare la scalinata costituiva un impedimento emotivo, ora i residenti provano piacere e gratificazione nel percorrerla. L ’opera ha cambiato le abitudini, migliorando la qualità della vita degli abitanti di Stigliano. Un modello da prendere come esempio.

Una delle ultime interviste a Fabrizio de Andrè gli venne chiesto quale fosse la più bella canzone che avesse scritto fino a quel momento. De Andrè, all´apice del suo successo, rispose che la sua canzone più bella non l´aveva ancora creata. Un artista ha la costante necessità di esprimersi attraverso una nuova e rinnovata parte di se. Non ti chiedo quindi, qual è la tua opera più bella 🙂 Sapresti però indicarmi quali delle tue opere ti rappresenterebbero al meglio fino ad ora? Perchè?

Non saprei dire, forse un dipinto che sto realizzando in questi giorni. Ma in realtà lo penso di ogni mia opera, poi una volta terminata cambio idea e passo alla successiva.

Cosa consiglieresti a tutti i giovani che vogliano approcciarsi all´arte del madonnaro?

Di buttarsi, sbagliando, solo così impareranno. Ma non solo dal punto di vista tecnico, che a volte è secondario. Praticare quest’arte ti dà possibilità e la fortuna di entrare a contatto con chiunque e di conoscere luoghi e persone che in altri contesti non si riuscirebbe. Per cui oggi la vivo anche come uno strumento che mi consente di formarmi e di maturare, nella fantastica avventura che è la vita.

Per molte persone è difficile comprendere come e in quale settore poter esprimersi al meglio. É un percorso di autoconsapevolezza in salita. In queste situazioni può capitare di sentirsi soli e confusi. Cosa consiglieresti a chi si trova in questa situazione?

Non è facile, soprattutto se si è già intrapreso un percorso vincolante del tutto o in parte. Ognuno ha la sua storia e la propria sensibilità, e non mi sento di consigliare cosa fare. Ogni caso è a sé ed io riesco a far convivere la mia passione per la street art e l’arte in generale, con la professione di architetto. Credo comunque che basterebbe porsi la seguente domanda, lo devo fare o lo voglio fare? Ognuno di noi, in coscienza saprà cosa rispondersi senza giustificarsi.

Foto Proloco, Grazie di Curtatone

Impegno passione e dedizione: non dimenticare mai di prenderti cura del tuo IO, è l’unica cosa che vale davvero!

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